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Auguri pasquali a un non credente.

Buona PasquaRicevo un augurio di buone feste con un allegato, un pulcino, la foto qua a fianco. Rispondo volentieri e senza alcuna volontà provocatoria con un cenno, una parola che sottolinei il valore che intendo dare a questa festa che ho davanti. Ecco la contro-risposta, rapida quanto solo le email sanno esserlo: “mi sembra che l’uomo moderno si sia già liberato della primitiva e puerile richiesta religiosa di un significato della vita, perciò, non offenderti, ma io non credo in nessun dio, pertanto tienitelo per te il tuo Buona Pasqua di Risurrezione”. Lo ammetto, ero tentato dalla risposta becera, ho l’insulto facile, ma ho preferito il silenzio, ultimamente ne faccio ampio uso. Provo però a prendere sul serio questa affermazione, vediamo cosa ne esce fuori.

L’uomo moderno. Primitiva e puerile. Sono parole forti, che sembrano mettere in competizione l’uomo moderno con quello primitivo, considerato infantile, un essere minoritario e sub-normale. L’uomo di oggi è quello vero, l’uomo che si è elevato e sollevato dalla polvere della superstizione, quello che si è liberato da una propria invenzione rassicurante e che lotta per liberare anche gli altri. Mi sembra di scorrerle sotto gli occhi quelle sicure idee di certi autori marxisti e nietzschiani, ne sento l’eco in queste affermazioni così…dogmatiche. L’apparente povertà concettuale delle culture primitive fa capo a uno stile di pensiero del tutto diverso dallo “stile” moderno, che è basato sugli sforzi speculativi ellenici. Ma l’autenticità di questi mezzi di espressione, la funzione importante che svolgono nella vita dei popoli primitivi, dimostrano in ogni caso che i problemi religiosi non rappresentano una fase aberrante o transitoria nella storia spirituale dell’umanità, ma sono una costante, che ancor oggi si ripropone. Mircea Eliade, celebre storico e scrittore rumeno, si spinge più in là affermando quasi la chiusura dell’uomo dei nostri giorni di fronte al trascendente, la mancanza di porosità di fronte, ad esempio, a una notte stellata come manifestazione del sacro ierofania: “fra le differenze che separano l’uomo delle culture arcaiche dall’uomo moderno, una delle principali è appunto l’incapacità di quest’ultimo di vivere la vita organica (e anzitutto la vita erotica e la nutrizione) come un sacramento. Per l’uomo moderno sono soltanto atti fisiologici, mentre per l’uomo delle culture arcaiche sono sacramenti, cerimonie, e mettono in comunione con la forza che rappresenta la Vita stessa”. Da qui la volontà di completezza che alberga in noi, il bisogno di vivere pienamente la vita, non solo della sua parte razionale, ma di abbracciarne anche lo spirito, ciò che rimanda ad Altro, poiché “più l’uomo è religioso, più è reale, più si sottrae all’irrealtà di un divenire senza significato”.

In nessun dio (minuscolo). Tienitelo per te il tuo Buona Pasqua di Risurrezione. Da brividi, per me, questo rigetto, questa parola “fine/chiuso il discorso/basta” che sembra essersi data questa persona di fronte all’interrogativo sull’esistenza di Dio; una resistenza che mi rimanda al centro stesso dell’esperienza religiosa così come l’ho vissuta fino ad oggi. Vedo tre strade davanti a me: la prima, quella del rifiuto e della negazione, i cosiddetti atei; la seconda, coloro che si definiscono agnostici o credenti a modo proprio, quella che lascia aperta qualsiasi possibilità secondo un atteggiamento a tratti ambiguo; la terza, quella che abbraccia completamente e irrevocabilmente i valori sacri. In mezzo tutte le sfumature del caso. Non è raro tra l’altro che la Chiesa stessa debba difendere l’uomo contro gli eccessi delle esperienze religiose, specialmente di quelle misticheggianti, e contro il rischio che la vita laica venga abolita. Sullo sfondo una parola densa di significato che ognuno cerca di accaparrarsi: libertà.

Lo ammetto, sotto Pasqua l’interrogativo sull’esistenza di Dio diventa più forte dentro di me. Credo pertanto, ed è l’augurio che faccio a me e a tutti voi, soci e amici di VoCi, oggi che inizia il Sacro Triduo Pasquale, di sentire il bisogno urgente di raccoglierci, staccarci dalle nostre terminazioni artificiali, rientrare in noi stessi, magari cambiare aria per qualche giorno e tentare nuove strade per provare a comprendere positivamente la follia della risposta di Dio a quella domanda di cui sopra: la croce. Viviamola bene questa Santa Pasqua, viviamola a mille.

Ah, dimenticavo. Alla fine ho risposto all’email, ve la riporto qua sotto la risposta. Ora però temo, visto anche il presente pezzo, la cancellazione immediata dall’amicizia di facebook.

Mi fai venire in mente uno scritto di un certo Mounier che ho conosciuto durante una giornata di silenzio vissuta nel Santuario di Oropa con i miei scout qualche anno fa. In una lettera del 7 marzo 1936 a Pierre-Amé Touchard, egli afferma: “Nostri amici non credenti (incroyants), che desiderate il Cristo più ardentemente di tanti nostri ‘fratelli’ frequentatori, voi siete i poveri, spogliati dai farisei della pienezza spirituale come gli altri lo sono dai ricchi della sicurezza materiale: voi siete il corpo di Cristo, anche voi… “. Perciò di nuovo, credimi, auguri di buona Pasqua di Risurrezione anche a te. Con amicizia e stima.

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