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Referendum sull’Euro? No, grazie.

EuroNel suo discorso di fine anno, Beppe Grillo ha rilanciato la proposta di fare un referendum sull’euro: il leader del Movimento 5 Stelle afferma che “l’euro non è un tabù, gli italiani attraverso un referendum dovranno decidere se adottarlo o meno”.  Gli attacchi alla moneta unica non sono certo una novità: da tempo ormai partiti vecchi e nuovi (Lega Nord e Movimento 5 Stelle), con le parole dei loro leader, esigono che si faccia un referendum per chiedere agli italiani se la moneta unica è davvero la strada giusta per risollevare le sorti del paese.

Ecco dunque la proposta: chiedere a 50 milioni di italiani, operai, insegnanti, agricoltori, casalinghe, impiegati delle poste, dipendenti pubblici, liberi professionisti e operatori ecologici, se i tassi di cambio variabili e l’inflazione riescano, con un ritorno alla Lira, a sistemare i conti malandati dello Stato e le tasche semi-vuote dei lavoratori. Ma questa non è una scelta di pancia, bensì di testa: una di quelle scelte che, per quanto gli italiani abbiano imparato ad odiare questa parola, è prettamente tecnica. Si tratta infatti di capire fin dove l’effetto dei tassi di cambio fissi, o variabili a discrezione di chi vorrà operare la scelta, inciderà sulla variazione di importazioni ed esportazioni di beni, capitali e mano d’opera, stravolgendo l’attuale bilancia dei pagamenti e il mercato di scambio dei beni e dei capitali. Si tratta di capire fin dove l’aumento inevitabile dell’inflazione successivo ad un ritorno della lira, si scaricherà sui consumatori e sul reddito, anziché sgravare i debiti dello Stato. Si tratta, in altre parole, di porre una domanda – a cui fra l’altro esiterebbe a rispondere persino un bocconiano plurilaureato -, a milioni di lavoratori e studenti che non hanno conoscenze abbastanza approfondite per dare una risposta coerente con la loro volontà di fare del bene al paese. Conoscenze che i leader che chiedono a gran voce il referendum non si sognano minimamente di dare. Avete mai sentito Grillo, Maroni o Salvini parlare di tassi di cambio fissi o variabili? Quali preferiscono? Hanno mai parlato della possibilità che l’inflazione possa comunque generare disoccupazione nel fenomeno più conosciuto come stagflazione descritto dalla curva di Phillips? Hanno mai aperto un manuale di economia internazionale? Se chiedessero un parere ai milioni di lavoratori che negli anni ’70 videro il loro potere d’acquisto reale ridursi bruscamente a causa di un aumento vertiginoso dell’inflazione, dovuto anche agli stravolgimenti monetari generati dalla rivoluzione del sistema di cambio delle valute operata nel 1971 da Nixon con la fine del gold exchange standard, probabilmente pretenderebbero un po’ più di attenzione quando si parla di cambio dei sistemi monetari.

Fare un referendum sull’Europa è in realtà un bella proposta, che va però declinata secondo quelle che sono le vere capacità dell’elettorato. Potremmo fare ad esempio un referendum che chieda agli italiani se sono favorevoli alla creazione di un esercito europeo integrato, in modo da risparmiare miliardi di euro di spese militari da poter investire in ricerca e istruzione – considerato che negli ultimi 20 anni l’Italia ha messo piede fuori dal proprio territorio solo insieme ad altri Stati europei e mai da sola. Potremmo fare un referendum sulla creazione di una legge che permetta di utilizzare meglio i fondi europei, visto che in un modo o nell’altro la percentuale dei fondi utilizzati rispetto a quelli messi effettivamente a disposizione si attesta ogni anno non oltre il 40%. Potremmo fare un referendum per chiedere agli italiani se sono disposti ad una armonizzazione del nostro sistema giudiziario con quello degli altri paesi, in modo da poter creare solide basi processuali e procedurali comuni con cui combattere la criminalità organizzata che opera su scala transnazionale (molto più internazionalizzata e “federata” di quanto sia l’UE stessa) fermando il fatturato di armi, prostituzione e stupefacenti che ammonta a centinaia di miliardi di euro ogni anno. Potremmo fare un referendum per chiedere agli italiani se vogliono rafforzare i legami tra le regioni italiane e il Parlamento europeo, dando più voce alle vere necessità del territorio senza dover passare dalla burocrazia statale.

Dare legittimità alle scelte politiche di un paese attraverso la massima forma di democrazia diretta, il referendum, è l’atteggiamento più leale che un governo possa adottare nei confronti dei propri governati. Ma non deve mai mancare la consapevolezza che esistono alcune scelte di carattere profondamente tecnico, che non tutti hanno la capacità di affrontare e che i rappresentanti politici devono assumersi la responsabilità di prendere. Altrimenti, ancora una volta, la politica perde ogni tipo di ruolo e significato.

Davide Vavassori

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