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attività, lunedì

La Voce del Lunedì #2

Touched_By_Words_Wallpaper_gtv5b“La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia”
(da Un Marziano a Roma, di Ennio Flaiano)

Ma che senso ha scrivere ogni settimana una rubrica?
Mi sono finalmente dato una risposta a questa domanda un paio di giorni fa.
Era sera e stavo facendo zapping tra i canali televisivi nel tentativo di conciliarmi il sonno quando sono finito su uno di quei talk show politici che trasmettono in seconda serata.
Era un pollaio sovraffollato di variegati galletti che parlavano a ruota libera di ogni argomento possibile ed immaginabile, dalla crisi economica alla politica allo sport. La discussione era un fiume impazzito di parole come “crisi”, “disoccupazione” e “giovani”, tutte rimescolate e servite ai telespettatori in un frullato scaduto di frasi retoriche e senza spirito. Persisteva anche quella perla di rara bruttezza che è “inciucio”, probabilmente una delle parole più sporche di sempre, ma allo stesso tempo terribilmente precisa nel descrivere qualcosa di politicamente maleodorante, impuro, magari persino contagioso.
Già in altre sedi si rilevava come nel 1852, ai tempi di Cavour e di Rattazzi, il compromesso politico si chiamasse “connubio”, ricorrendo quindi ad un vocabolo molto meno degradante.

La parola. Questo potere misterioso che affascina gli uomini fin dall’alba dei tempi. Un potere che è sempre stato così importante da essere circondato dall’aura del sacro; basti pensare alle formule magiche, ai rituali, ai giuramenti. Un potere che è così bello poiché può essere utilizzato per fare realmente le cose.
Le parole infatti non sono, o meglio non dovrebbero essere, vuote decorazioni appiccicate a posteriori alla realtà ma il motore propulsivo della realtà stessa. Con le parole possiamo entrare nella vita degli altri e rompere, anche sul piano della razionalità, la barriera della solitudine. Ed è quando la parola diventa confronto che il gioco si fa ancora più interessante. L’altra sera, durante il talk show, era come se tutti avessero torto e ragione su tutte le questioni contemporaneamente. L’intero discorso era un’unica, indifferenziata e banale opinione. Vaghi ed anestetizzati peana in onore della “responsabilità nazionale” venivano elevati da uomini politici in grigio. Il grigio non si sbilancia. Il grigio è un colore che non ha il coraggio di condividere la sua idea di luce.

C’è bisogno di una differenza qualitativa nelle parole del discorso pubblico. Comunemente si sente dire che “a parole sono bravi tutti” ma non è vero: con le parole sono bravi in pochissimi.
Nel XVII secolo il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz provò a sognare una lingua perfetta basata sulla logica in cui ogni disputa verbale venisse risolta “sedendosi ad un tavolino con una penna e dicendosi reciprocamente: calcoliamo”. Questo tentativo evidentemente fallì ma ciò non toglie che ci sia sempre di più bisogno, in una società drogata dall’informazione spazzatura, di un filtro capace di separare il grano dal loglio; c’è bisogno della competenza di distinguere tra le parole buone e le parole cattive. Credo che questa sia, tra le altre, una delle grandi sfide dell’informazione del futuro. Beninteso, non è che la verità (con la “v” minuscola) sia a senso unico; anzi, al contrario la verità è sempre il frutto di un dialogo tra due colori che però cercano di inseguire l’arcobaleno, non il pallore di una melassa grigia. Ed è proprio questa la risposta alla domanda iniziale. Il senso dello scrivere è una Voce di dialogo che conosce il magnifico potere delle parole.

Buona settimana a tutti!

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