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Redditometro? No, grazie.

the-presidio-modelo-was-a-model-prison-of-panopticon-design-built-on-isla-de-pinos-now-the-isla-de-la-juventud-in-cubaPremessa indispensabile: la lotta all’evasione  in un Paese civile, è sacrosanta. Do per scontate alcune considerazioni già fatte su questo spazio rispetto al concetto di equità fiscale, riguardo l’articolo 53 della Costituzione Italiana, quello che parla di “capacità contributiva”, e lo Statuto del Contribuente (L. 27 luglio 2000, n. 212), baluardi questi contro ogni sopruso da parte dell’Autorità Fiscale e tendenti a favorire il bene comune della società. Il bene comune, secondo quell’equilibrio perfetto delineato da Tommaso d’Aquino, ha i connotati di bene di “ciascuno” e di “tutti”, ed è definibile solo nel quadro di una corretta integrazione delle esigenze dei singoli con quelle della collettività. Se la lotta all’evasione è dunque strumento fondamentale in una comunità civile poiché va a colpire quella violazione del dovere morale e giuridico di cooperazione al bene comune, mi permetto, in questa sede, di contestare fortemente, proprio a partire da questo equilibrio tra due esigenze differenti, le modalità per portare avanti questa lotta. Da ultimo il famigerato Redditometro, una sorta di radiografia delle spese effettuate dal contribuente italiano, un’enorme schedatura suddivisa in 11 categorie con le quali l’Agenzia delle Entrate si propone di ricostruire il reddito di 40 milioni di contribuenti: alimentari e abbigliamento; mobili ed elettrodomestici; combustibili ed energia; trasporti; comunicazioni telefoniche; casa; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; sanità; investimenti; altri beni e servizi. In ciascuna di queste categorie compaiono poi diverse voci a partire dalla spesa media della famiglia per mangiare, vestirsi e i beni posseduti (case, auto, imbarcazioni) fino ad arrivare addirittura agli acquisti per biancheria, detersivi, pentole e per le riparazioni di elettrodomestici. Da non dimenticare, per strappare un sorriso – amaro forse – ai lettori dopo questo inquietante elenco: le spese di toelettatura per animali domestici. A comporre il redditometro però non ci sono solo queste voci di spesa, ma anche 55 tipologie di famiglia, nel senso che le 11 categorie di spesa vengono declinate in cinque aree geografiche in cui è stata suddivisa l’Italia (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole) stimando il tipo di spesa che una famiglia dovrebbe avere, sia sulla base di rilievi puntuali (le bollette per le utenze domestiche, per esempio) sia, dove questo non è possibile, utilizzando come riferimento la spesa media per quelle voci e famiglie rilevata dall’ISTAT  Il tutto dovrebbe servire per contrastare l’evasione fiscale. Qualcuno avanza già i primi dubbi, tra cui l’economista Francesco Forte, ex sindaco di Bormio, per cui il Redditometro così concepito potrebbe addirittura ottenere l’effetto opposto al voluto: “Il contribuente, per dimostrare che il suo tenore di vita è inferiore alla media esibirà scontrini, ricevute e fatture. Quindi ha la legittima tentazione di andare al ristorante e chiedere una ricevuta non corrispondente al vero. Dal parrucchiere, chiederà analogo trattamento. O non la chiederà affatto. Mentre chi ha diritto di detrarre le spese ha un conflitto di interessi con il venditore che gli fa la fattura: chi è tassato sul tenore di vita ha un interesse convergente con chi gli vende i beni a far risultare meno del vero. Così il nuovo redditometro, se sarà applicato sistematicamente, genererà nuove spinte all’economia sommersa con ingenti flussi monetari in nero”.

Confesso che rimango basito di fronte a questo enorme castello burocratico fatto di statistiche, dati incrociati, supposizioni, percentuali, tipologie di famiglie, che però non tiene conto né della libertà di scelta delle persone – ognuno ha infatti le sue abitudini, c’è chi risparmia sul cibo, e non lesina di spendere per cure di bellezza, non certo per evadere le tasse – né dell’elementare concetto di gratuità che l’enciclica Caritas In Veritate ha riportato all’attenzione della comunità economica internazionale. Come si fa a non tenerne conto? Pensate a un genitore che, con i risparmi di una vita, magari frutto di sacrifici ultradecennali, voglia aiutare i propri figli in questo difficile momento – la disoccupazione dei giovani tra i 18 e i 24 anni in Italia supera il 35% – oppure a una persona che destina una parte del proprio reddito ad associazioni no profit oppure ancora a quel pensionato il quale dà ogni tanto un aiuto ad una vicina di casa, separata e con una figlia, che magari non ha neppure i soldi per pagarsi il dentista. Ne conosco alcuni che lo fanno mensilmente. Eppure c’è il rischio che il redditometro consideri tutto questo come pagamento di prestazioni, in nero. Ma la questione si fa ancor più drammatica e preoccupante, poiché secondo la legge, spetta al contribuente provare di non essere un evasore, cioè la materializzazione dell’inversione dell’onere della prova della propria onestà: non sta infatti al Fisco dimostrare che un cittadino ha evaso, ma al contribuente provare che il reddito attribuito è errato. Un abuso che ci riporta agli “albori del Diritto”, per dirla con Piero Ostellino. E più approfondisco questo strumento, più vengo colto da una sensazione poco piacevole. L’impressione, forse sbagliata, è quella di un Fisco che vuole fare da deterrente ai comportamenti scorretti, la figura di un potere che non si cala più sulla società dall’alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni di potere in maniera totalmente preventiva. Tristemente mi torna alla mente non solo il celebre Grande Fratello orwelliano ma un esempio forse meno conosciuto, il Panopticon (“che fa vedere tutto”), modello di carcere teorizzato e propagandato dal celebre filosofo dell’utilitarismo, Jeremy Bentham, per cui grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un unico guardiano che osserva (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento, i quali non devono essere in grado di stabilire se sono osservati o meno – il retto comportamento “imposto” entrerebbe nella mente dei prigionieri come unico modo di comportarsi possibile modificando così indelebilmente il loro carattere. C’è da chiedersi a questo punto: che cosa ci vuol dire l’Auctoritas quando adotta la prevenzione come metodo totale? Anzitutto che ha rinunciato a fare appello alle qualità umane dei cittadini adulti – la ragione, la moralità – e a sostituirle con la creazione di riflessi condizionati: è solo la sanzione a posteriori che rispetta la dignità dell’uomo, mettendolo di fronte alla responsabilità di sé e dei propri atti, ossia prende sul serio la sua libertà. Perché la forza produttrice delle virtù non è la legge, ma è, appunto, la libertà. Fino a pochi giorni fa, il silenzio assordante e trasversale, da parte di tutte le forze politiche, in materia Redditometro faceva un certo effetto. A inizio settimana sono cominciate ad arrivare le prime bordate a un sistema che ora è stato definito «bomba a orologeria», il quale, più che riformato, andrebbe proprio «eliminato». L’argomento, dunque, entra di forza in questa campagna elettorale ricca di colpi di scena. Al momento non sappiamo se si tratta di una boutade isolata o se davvero, nell’agenda dei candidati, sono previsti interventi seri su uno strumento che presenta molti caratteri di iniquità. Ai cittadini il compito di informarsi per scegliere. A chi governerà il dovere di sanzionare i comportamenti dei disonesti e gli sprechi infiniti, a partire dai propri.

Discussione

2 pensieri su “Redditometro? No, grazie.

  1. Incredible details in this article. I’m Antonietta from Crystal Creek, Australia and I am so thankful to have seen this blog. By the way, I’d really like to get in
    touch with you. Will you make sure you drop me
    a e-mai?

    Pubblicato da portforward | 2 maggio 2013, 00:40

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  1. Pingback: Il Fisco ti vede, Stalin non più. | VoCi // Volontà Civile - 4 luglio 2013

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