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Benvenuti nella Terza Repubblica (I parte)

Silvio BerlusconiNell’analizzare il risultato delle elezioni a circa 48 ore di distanza ci si trova di fronte a due temi entrambi di portata potenzialmente storica, l’affermazione in qualche modo attesa ma comunque clamorosa del movimento 5 Stelle e la fragorosa occasione perduta da parte del PD, non per eluderli ma per introdurli è comodo partire dal risultato della coalizione PDL e Lega.

Dovevano essere, fino a qualche mese fa, le elezioni in cui soprattutto il PDL avrebbe dovuto essenzialmente dissolversi o, comunque, essere condannato all’irrilevanza. Così non è stato: se si guardano i dati, infatti, notiamo subito che la coalizione di centrodestra è arrivata ad un soffio dalla vittoria alla Camera, con uno scarto di circa 124.000 voti rispetto alla coalizione di centrosinistra che queste elezioni avrebbe dovuto stravincerle (ci arriviamo tra poco). Questo risultato ha dato vita a qualche entusiasmo davvero eccessivo, sia da parte di alcuni commentatori di fronte alle prime proiezioni del pomeriggio sia da parte di quasi tutti gli esponenti del PDL. Guardando i dati con oggettività non si può non rilevare che parlare di rimonta storica del PDL è un discorso che sembra avere poco senso: il partito di Berlusconi, infatti, ha perso i voti che ci si immaginava potesse perdere (-17% su 2008) e, probabilmente, senza la ridiscesa in campo del suo Presidente, avrebbe perso un ulteriore 7/8%.

Silvio Berlusconi si è dimostrato ancora una volta un abisso davanti agli altri sul piano degli annunci, delle promesse e mediatico – Grillo escluso visto che sui media tradizionali non ha giocato se non indirettamente – almeno sul suo target, facendo in modo che il 20% dei votanti optasse ancora per il PDL, percentuale, in fin dei conti, che rappresenta quasi sicuramente lo zoccolo duro degli elettori di questo partito. Ma non si può parlare di rimonta storica né, tantomeno stavolta, di paese ancora innamorato o ammaliato dalle sue promesse: Silvio Berlusconi è riuscito a riprendersi un po’ dei suoi voti del 2008 ma rispetto alla tornata di 5 anni fa ne lascia sul campo 6 milioni (!!). Se il Bondi di turno – a proposito, da dove è riemerso? – vuole chiamarlo un trionfo, si accomodi.

La Lega Nord non sta meglio, dai 3 milioni di voti del 2008 si è passati a meno della metà, 1 milione e 400 mila voti. Paradossalmente si sono riscontrate emorragie di voti clamorose proprio in quella Regioni che, nelle ambizioni leghiste, dovrebbero costituirsi in Macroregione del Nord: meno 600 mila voti in Lombardia, più di 500 mila nel Veneto e oltre 600 mila proprio in quel Piemonte decisivo per una manciata di voti per la vittoria al Senato della coalizione di centrosinistra. Sulla Lega, oltre agli scandali degli ultimi mesi, sembra aver pesato la disaffezione di una parte rilevante dei militanti (che immagino si siano spostati soprattutto su astensione e M5S) che non ha digerito l’ennesimo apparentamento con il PDL, prezzo da pagare per il mantenimento delle giunte in Veneto e Piemonte e per la poltrona di governatore della Lombardia conquistata da Roberto Maroni, la cui netta affermazione sembra prima di tutto personale dopo l’ottima, a detta addirittura del “nemico” Roberto Saviano, esperienza come Ministro dell’Interno.

Luca Bartolini – Twitter: @BartoliniLuca

Fonti: Renato Mannheimer, Corriere della Sera

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